VINCENZO BARATELLA
ESTREMA
PROTESTA
Prefazione di Emanuela Prudenziato
Preludio della tragedia
E‘ solitamente per caso che inizia un lungo cammino mentale composto da giustapposizioni, un flusso di coscienza, fatti consequenziali, momenti del vissuto, idee, frammenti. Ci si trova indaffarati a districare questo disordine. Una fabula umana nota, arcinota, ma l’intreccio si dipana sempre nuovo, inatteso, sfugge talvolta all’ovvietà e racconta la vita come se si trattasse di un film, fa credere al protagonista di esserne il regista. Il suo destino: la famiglia, il lavoro che si è costruito.
La parte dell’eroe è assicurata, non ci sono comprimari; è convinto di seguire la trama che ha predefinito, tuttavia l’interscambio con i massimi organismi sociali limita e condiziona. I colpi di scena susseguono, non sa gestirli; sembra che ci sia qualcosa oltre quel problema e continua a lottare eroe: “senza macchia e senza paura” con il coraggio, la perseveranza, la dignità, l’onestà, ma… non bastano le armi morali se vi sono difficoltà economiche.
Le banche esigono ben altri eroi, vincoli, oneri da rispettare al di sopra di tutto e di tutti. Non si è più persona, ma debito insoluto, un cliente non più affidabile, inadempiente che aumenta “la sofferenza” dell’istituto finanziario”.
Il protagonista-regista si identifica con questa “sofferenza”, non più questione di denaro, ma di dignità irrimediabilmente ferita. Da qui inizia a prendere forma una scelta senza ritorno, la negazione di sé per affermare se stesso, fibra necessaria nel contesto della quotidianità. L’affabulazione degli avvenimenti in prima persona è un susseguirsi di ricordi velocissimi. Il protagonista rivive, in una serie di associazioni di idee, tutta la propria esistenza: l’educazione ricevuta, la forte valenza formativa peculiare delle sintetiche frasi, fonte di saggezza e di esperienza, pronunciate dai nonni e rinfrancate dai genitori.
La pratica quotidiana del sacrificio e della soddisfazione per il proprio lavoro si contrappongono alla freddezza dell’interesse politico, alle piccole convenienze di chi gestisce la cosa pubblica, a chi ha prerogative camaleontiche. E’ indubbiamente difficile trovare le espressioni appropriate per smascherare il gioco subdolo di questa realtà; nella mente rimane un inestricabile pensiero. L’unica testimonianza di questa profonda angoscia è costituita da una parola: PERDONO.
La voce del protagonista è la lettera mai scritta, annuncio della tragica fine. Il solo modo per dare visibilità a questo percorso esistenziale.
Nell’impegnarsi a parlare di una vita non significa semplicemente esporre una vicenda individuale, ma il continuum di vari momenti che costituiscono la storia con la S maiuscola scritta da un Nevio, Sallustio e non solo grandi avvenimenti come in Ennio, Livio …. L’esercizio più difficile è trasporre con parole efficaci, sentimenti, pensieri, fatti vissuti da individui che non sono personaggi storici, eroi, ma hanno costruito la loro storia e quella dei manuali anche solo con una foto nel fondo pagina.
Raccontare senza tradire, come nel “mestiere“ di storico, testimoniare la verità, raggiungere l’obiettività non solo dei fatti, delle vicende accadute, ma anche e soprattutto dei sentimenti dei protagonisti, del tempo vissuto, in cui sono nati e si sono evoluti.
L’applicazione continua della memoria è un ripescaggio interiore e del proprio tempo non tanto per ricordare o far rimembrare quanto piuttosto scuotere le menti, i cervelli, non è cosa certa parlare ancora di coscienza (forse solo la gente comune ne rammenta il significato). La realtà procede spietatamente senza guardare negli occhi nessuno, né onestà, né disonestà: valgono i soldi contanti, i bancomat …
Non ci sono ideali perché non esistono più né coscienza, né anima; è troppo duro procedere secondo le regole, guardarsi dentro non è esercizio fattibile da tutti, si può rimanere invischiati in un’autoanalisi che può scardinare i comportamenti più liberi, disinibiti (libertini è un termine troppo intellettuale, elegante); queste cose non ci sono più, c’è solo l’ostentazione dell’avere e quindi di poter fare, mettere in atto qualsiasi cosa.
L’uso del verbo alla terza persona emerge nella cronaca della mesta cerimonia; la voce narrante sostituisce il protagonista. E’ il preludio della tragedia: mimesis catartica di una vita.
Agosto 2013
Emanuela Prudenziato
ESTREMA PROTESTA
di Vincenzo Baratella
una storia vera camuffata da romanzo
presentazione libro
Sabato 19 ottobre 2013 alle ore 18,00 nella “Sala Celio”, gentilmente concessa dalla Provincia di Rovigo, in Via Ricchieri Celio, 8, la Prof.ssa Emanuela Prudenziato presenta il libro di Vincenzo Baratella, ESTREMA PROTESTA.
L’autore, come anticipa Prudenziato nella prefazione al libro, riflette sulle vicende odierne recuperando le esperienze, anche dolorose, del secolo trascorso. La società, storicamente a noi più vicina, viene analizzata attraverso le sue aspettative, i suoi sacrifici, valori, insegnamenti traditi dal razionale cinismo del presente.
ESTREMA PROTESTA è una storia vera e attuale. Sacrifici di una famiglia artigiana nell’ascesa al benessere. Le commesse non pagate dalla pubblica amministrazione, i debiti, la mortificazione economico-psicologica inducono al tragico epilogo.
