PRUDENZIATO dott. PIERGIORGIO
neuropsichiatra e psicoterapeuta
presenta il saggio del prof. Vincenzo Baratella
"La fatina per Pinocchio c'è sempre"
il
9 MAGGIO 2012, ore 18
PRESSO LA "SALA CELIO" DELLA PROVINCIA DI ROVIGO
in via Ricchieri Celio,
Ore 18 Saluto dell'Assessore Dr. Gulmini della Provincia di Rovigo
ore 18,15 Apertura incontro Prudenziato prof.ssa Emanuela
Il libro è stato dedicato a me per la paziente supervisione delle bozze, per l’appoggio morale, l’incoraggiamento nei confronti di un lavoro non certamente semplice in quanto l’ obiettivo non era narrare una storia, ma far riflettere sulla storia utilizzando le vicende, l’ immagine simbolica di un burattino – bambino, protagonista della fiaba di Collodi. Solitamente le fiabe sono contenuti per bambini, lettura notturna, per tranquillizzare ed insegnare valori, principi di comportamento e convivenza civile, ma in realtà l’opera collodiana analogamente a quella di Lewis Caroll si rivolge ai genitori, agli adulti perché recepiscano il messaggio profondo ed impegnativo dell’onere educativo in modo “naturale” , “leggero“ e ancora per esprimere concetti, riflessioni sul tempo contingente attraverso un linguaggio criptato (come dice l’autore) per sottolineare la perpetuazione del negativo nel passato e in molti casi anche nel presente.
PREFAZIONE
Per comprendere il libro di Vincenzo, consiglio di adoperare uno strumento che
trasforma la visione delle cose: è una lente bifocale: da vicino ingrandisce, da
lontano rimpicciolisce e capovolge. Occorre molto allenamento perchè lo
sfocamento fa rischiare strabismo e confusione. E' il metodo adoperato nel
libro usando come lente il testo di Pinocchio. Da vicino ingrandisce la storia
evolutiva di ogni bambino, allontanandolo un po' vede Pinocchio come
testimonianza del cambiamento sociale della fine '800; allontanandolo ancora di
più capovolge il testo nelle possibili analogie con l'attualità, cosa questa
che può confondere la vista. E' un libro che parla di magie trasformative,
lontano rimpicciolisce e capovolge. Occorre molto allenamento perchè lo
sfocamento fa rischiare strabismo e confusione. E' il metodo adoperato nel
libro usando come lente il testo di Pinocchio. Da vicino ingrandisce la storia
evolutiva di ogni bambino, allontanandolo un po' vede Pinocchio come
testimonianza del cambiamento sociale della fine '800; allontanandolo ancora di
più capovolge il testo nelle possibili analogie con l'attualità, cosa questa
che può confondere la vista. E' un libro che parla di magie trasformative,
di cambiamenti che devono avere una direzione, un senso altrimenti portano a risultati contrari e capovolti. Le regole da seguire sono quelle ottiche del vedere: come vedo me,come vedo gli altri, come sono visto dagli altri. Così ogni comportamento e anche ogni semplice idea (Videa)
può essere vista in tante maniere: la mia
(intenzionale), la mia reale adattata alla mia realtà, quella degli altri.
Diventa un liber alchemicus, un manuale con metodo e regole propri. Il tema che
lo percorre è quello del ruolo dell'educatore-formatore, come colui che dà una
forma buona, magari migliore. Mentre si legge si intravede la domanda sul
senso del lavoro dell'insegnante: ma come devono diventare i miei allievi? Come
li vedo io, come sono veramente o come si vedono loro? Se sono asini difficile
che si avveri la magia del capovolgimento; se sono burattini potrei farli
funzionare io, se sono bambini non devo fare niente: crescono da soli. Dopo la
lettura resta la domanda: "Ma Pinocchio e' la storia di un burattino o di un
bambino?"
In sottofondo si può vedere anche un'altra domanda secondo le regole ottiche:
Sono come mi vedo o come l'altro mi vede?
Non rinunciando all'uso di questa lente magica lasciamo la domanda in sospeso.
Tanto già c'è sempre una fatina. Si comprende allora che rappresenta il fondamento della legge ottica quello del veder chiaro: introduce la differenza, la diversità, l'altro. Ci conforta che non siamo burattini tutti uguali e ci indica l'uso della libertà strumento questo molto difficile che bisogna imparare ad usare. Quando scompare l'incanto dei burattini tutti uguali, Pinocchio deve crescere e sapere di crescere. E
allora quando termina l'educazione? E questo è il secondo fuoco della lente in
cui la visione si capovolge.
(intenzionale), la mia reale adattata alla mia realtà, quella degli altri.
Diventa un liber alchemicus, un manuale con metodo e regole propri. Il tema che
lo percorre è quello del ruolo dell'educatore-formatore, come colui che dà una
forma buona, magari migliore. Mentre si legge si intravede la domanda sul
senso del lavoro dell'insegnante: ma come devono diventare i miei allievi? Come
li vedo io, come sono veramente o come si vedono loro? Se sono asini difficile
che si avveri la magia del capovolgimento; se sono burattini potrei farli
funzionare io, se sono bambini non devo fare niente: crescono da soli. Dopo la
lettura resta la domanda: "Ma Pinocchio e' la storia di un burattino o di un
bambino?"
In sottofondo si può vedere anche un'altra domanda secondo le regole ottiche:
Sono come mi vedo o come l'altro mi vede?
Non rinunciando all'uso di questa lente magica lasciamo la domanda in sospeso.
Tanto già c'è sempre una fatina. Si comprende allora che rappresenta il fondamento della legge ottica quello del veder chiaro: introduce la differenza, la diversità, l'altro. Ci conforta che non siamo burattini tutti uguali e ci indica l'uso della libertà strumento questo molto difficile che bisogna imparare ad usare. Quando scompare l'incanto dei burattini tutti uguali, Pinocchio deve crescere e sapere di crescere. E
allora quando termina l'educazione? E questo è il secondo fuoco della lente in
cui la visione si capovolge.
Dr. Piergiorgio Prudenziato
ore 20 Interventi del pubblico e chiusura.











