venerdì 3 gennaio 2014

PRECARI. LAVORO. PENSIONI (PLP)

PRECARI   LAVORO  PENSIONI       (PLP)
Non è un partito, ma potrebbe esserlo vista l’apertura della forbice su di un comune denominatore che abbraccia metà della popolazione italiana; è vox populi. La voce viva popolare, anche populista (vocabolario lingua italiana: populista: agg. appartenente a movimento politico-culturale moderno di tendenza o ispirazione popolare), che manca di politichese, di trascendenza, direttamente inserita nelle esigenze palesi del Paese, in antitesi con chi evoca da mezzo secolo la teoretica salvezza del “Paese”. Lo spirito sarcastico, satirico sono gli imperativi categorici del blog.

1)    Sillogismo.
La Corte Costituzionale sentenzia illegittimità del Parlamento e gli stessi onorevoli nominati con il premio maggioranza del porcellum;
 il Governo illegittimo promulga leggi (pensioni, casa, iva, tia, tarsu, tasi …);
 consegue che tutte le leggi, a seguito quanto sopra, debbano considerarsi incostituzionali e illegittime.
E’ solo filosofia, potrebbe essere paralogismo, come: pollo ha due gambe, l’uomo ha due gambe, l’uomo è un pollo. E’ da verificare.
2)    Lavori usuranti e non.


Con vento e gelo, afa e solleone i nostri Onorevoli, che hanno favorito innalzamento età pensione, sottoscritto legge Fornero, riuscirebbero a resistere oltre i 65 anni su e giù per questa impalcatura? Molti hanno già compiuto sessanta due e sono costretti a godersi il panorama…
3)    Scherzo di carnevale anticipato.
Chi non ricorda? Il riferimento è circoscritto a pensionandi scuola. Con trafelata e “vibrante soddisfazione” i quota96 hanno compilato nei primi giorni di ottobre 2013 il questionario del Miur . Allegato prot.0002085 del 01.10.2013. Un sondaggio sui requisiti per pensionare 2500 insegnanti dal 1.9.14. Tutto pronto, come a ferragosto del 2011, invece all’antivigilia di Natale ecco il regalo. I quota96, ovvero i nati nel 1952, rimarranno in servizio ancora per anni. Rabbia, imprecazioni, … Si sapeva, il sondaggio d’ottobre 2013 fu un bonaccione anticipato scherzo di carnevale del nuovo ministro.

4)    Il ricambio generazionale … (turnover barbarismo sindacale)
Il prof. Rath è ancora in servizio!!! Si ringrazia anticipatamente quanti vorranno fornire uova per dare continuità alla consolidata, e per molti aspetti innovativa, pratica didattica.

5)    Divagazione: festività natalizie 2013

Cortina lamenta qualche ora di black out … poveri ricchi rimasti al freddo in alberghi da mille euro a persona al giorno; il signor nonno sotto deve vivere due mesi al caldo con mille euro … a volte sono da decurtare le trattenute sul CUMULO. 

6)     Quesito: Con i soldi sprecati dall’INVALSI quanti supplenti sarebbero assunti nella scuola?
Facciamo un po’ di conti. Ogni anno per scuola vengono imposte mediamente due o tre prove. Ad ogni studente due fascicoli di circa venti pagg. cadauno. Quaranta pagg. rilegate a migliaia di alunni … vagoni di fascicoli. Annualmente un disboscamento in piena regola. Stampa. Rilegatura. Uffici di segreteria, telefonia, internet a disposizione. Insegnanti impegnati gratis per auto giudicarsi (l’INV.Doc). Un esercito di dipendenti a Roma nella sede centrale e il giro d’affari è incommensurabile. Un congruo numero di supplenti potrebbe essere dignitosamente immesso in ruolo con tali inutili sprechi!!!!!

7)     Schedare.
Già dalla scuola elementare i figli sono schedati. I dati finiscono nientemeno che a Roma. Oramai è una grande famiglia, la globalità. Nelle rilevazioni Invalsi si chiede in forma anonima (es. ROMMOA356TTTA3 e tanto di codice a barre) padre, madre, titolo studio, stato civile, attività, componenti famiglia, … Il curriculum continua fino alle superiori. E chi è ignorante proletario resta tale, come pure chi è “milioner” con panfilo e casa a Portofino.
8)    In pizzeria allo stesso tavolo.
Rompicapo da anni: com’è possibile far sedere a un tavolo da quattro altrettante persone? In pizzeria chi ha consumato si alza, paga e se ne va, altri occuperanno stessi posti. Nella realtà c’è un meccanismo diverso, almeno secondo i governanti. Si mantengono al lavoro i vecchi (non usiamo eufemismi: meno giovani, anziani, quelli della terza età, i fossili dei giovani, le novità desuete, ecc...) e si pretende di dare occupazione. Si pretende di mettere in una bottiglia piena un altro litro d’acqua. Bisogna ricorrere ai miracoli!
9)    I contratti a progetto fanno miracoli.
Molti laureati, quelli già testati Invalsi, preparati, con un curriculum lungo da far invidia ai Nobel, si adattano a progetti mensili, trimestrali, e poi? Hanno sempre pronta l’assunzione per l’ulteriore progetto occupazionale? Purtroppo no. Aspettano ancora con dignità la mancia dai genitori-nonni. Il contratto a progetto ha comunque di buono che all’apparenza fa lavorare tutti: occupa quei famosi tremilioni di posti promessi. E i versamenti per la pensione futura? Risposta: “Che cos’era la pensione?”
10) Paragone.
Nel 1968: Sorbona, beat generation, statuto dei lavoratori, contestazione e riforme.
Nel 2013: smartphone, ragazze immagine, calciatori, calcio scommesse, questioni private dei politici (uno in particolare), bagarre televisive, meno tasse e aumento dell’occupazione … Forse le ultime due affermazioni non sono vere.
11) Oligarchia (governo dei pochi).
In Grecia reggeva la polis l’oligarchia nobiliare, l’oligarchia senatoriale nella Roma classica seguita da quella equestre e via di seguito fino ad oggi che perdura nell’oligarchia dei politici (la casta).
12) La partita in … amichevole.
Due squadre (es. Inter – Milan, Juve –Torino, Atalanta – Napoli, o atre a piacere) si alternano a segnare; si favoriscono le azioni un po’ come il PD e il PDL. E l’arbitro? E’ giusto,  fa segnare una volta ciascuna.
13) Il traguardo.
“40 anni è un traguardo che non si tocca”. Sentenziavano, con la schiuma alla bocca i sindacati nelle piazze italiane; invece si convenne a 42 più i mesi di allungamento della vita … ottuagenario minatore del Sulcis pensa che sei eternamente giovane per chi è seduto dietro agli scranni del potere.
14) A votare
Mia nonna, nata nell’800, ritornando dalla stesso panettiere, puntualmente lamentava ogni mattina: pane troppo crudo, mal lievitato, pieno di mollica, duro, troppo bruciato, … Nonna, cambia panettiere, suggerivo. Invece no. Per tutta una vita, reclami e stesso panettiere. Come gli italiani. Si lamentano e votano sempre gli stessi. Perché non provare a cambiare?
15) Come le mosche.
La ricchezza di un Paese non è data dai supermercati, ma dalle piccole e medie imprese, dai capannoni … Dai primi anni del terzo millennio si è verificata un moria di artigiani, fisica ed economica. Eppure è stata registrata una crescita … mah?
Come le mosche si sono suicidati parecchi imprenditori. Un quadro significativo si evince nel libro “Estrema protesta”.
16) E il concorso?

C’è stato forse un concorso? Quale? Negli uffici comunali, alle poste, nella sanità, nella scuola sempre le stesse facce da qualche decennio … Precari? Come nell’immagine.

lunedì 30 settembre 2013

Estrema protesta di Vincenzo Baratella


VINCENZO BARATELLA


ESTREMA
PROTESTA


Prefazione di Emanuela  Prudenziato




Preludio della tragedia


E‘ solitamente per caso che inizia un lungo cammino mentale composto da giustapposizioni, un flusso di coscienza, fatti  consequenziali, momenti del vissuto, idee, frammenti. Ci si trova indaffarati a districare questo disordine. Una fabula umana nota, arcinota, ma l’intreccio si dipana sempre nuovo, inatteso, sfugge talvolta all’ovvietà e racconta la vita come se si trattasse di un film, fa credere al protagonista  di esserne  il regista. Il suo destino: la famiglia, il lavoro che si è costruito.
La parte dell’eroe è assicurata, non ci sono comprimari; è convinto di seguire la trama che ha predefinito, tuttavia l’interscambio con i massimi organismi sociali limita e condiziona. I colpi di scena susseguono, non sa gestirli; sembra che ci sia qualcosa oltre quel problema e continua a lottare eroe: “senza macchia e senza paura” con il coraggio, la perseveranza, la dignità, l’onestà, ma… non bastano le armi morali se vi sono difficoltà economiche.
Le banche esigono ben altri eroi, vincoli, oneri da rispettare al di sopra di tutto e di tutti. Non si è più persona, ma debito insoluto, un cliente non più affidabile, inadempiente che aumenta “la sofferenza” dell’istituto finanziario”.
 Il protagonista-regista si identifica con questa “sofferenza”, non più questione di denaro, ma di dignità irrimediabilmente ferita. Da qui inizia a prendere forma una scelta senza ritorno, la negazione di sé per affermare se stesso, fibra necessaria nel contesto della quotidianità. L’affabulazione degli avvenimenti in prima persona è un susseguirsi di ricordi velocissimi. Il protagonista rivive, in una serie di associazioni di idee, tutta  la propria esistenza: l’educazione ricevuta, la forte valenza formativa  peculiare delle  sintetiche frasi, fonte di saggezza e di esperienza, pronunciate  dai nonni e rinfrancate  dai genitori.
La pratica quotidiana del sacrificio e della soddisfazione per il proprio lavoro si contrappongono alla freddezza dell’interesse politico, alle piccole convenienze di chi gestisce la cosa pubblica, a chi ha prerogative camaleontiche. E’ indubbiamente difficile trovare le espressioni appropriate per smascherare il gioco subdolo di questa realtà; nella mente rimane un inestricabile pensiero. L’unica testimonianza di questa profonda angoscia è costituita da una parola: PERDONO.
 La voce del protagonista è la lettera mai scritta, annuncio della tragica fine. Il solo modo per dare visibilità a questo percorso esistenziale.
Nell’impegnarsi a parlare di una vita non significa semplicemente esporre una vicenda individuale, ma il continuum di vari momenti che costituiscono la storia con la  S maiuscola  scritta  da un Nevio, Sallustio e non solo grandi avvenimenti come in Ennio, Livio …. L’esercizio più difficile è trasporre con parole efficaci, sentimenti, pensieri, fatti vissuti da individui che non sono personaggi storici, eroi, ma hanno costruito la loro storia e quella dei manuali anche solo con una foto nel fondo pagina.
Raccontare senza tradire, come nel “mestiere“ di storico, testimoniare la verità, raggiungere l’obiettività  non  solo dei  fatti, delle vicende accadute, ma anche e soprattutto dei sentimenti dei protagonisti, del tempo vissuto, in cui sono nati e si sono evoluti.
L’applicazione continua della memoria è un ripescaggio interiore e del proprio tempo non tanto per ricordare o far rimembrare quanto piuttosto scuotere le menti, i cervelli, non è cosa certa parlare ancora di coscienza (forse solo la gente comune ne rammenta il significato). La realtà procede spietatamente senza guardare negli occhi nessuno, né onestà, né disonestà: valgono i soldi contanti, i bancomat …
Non ci sono ideali perché non esistono più né coscienza, né anima; è troppo duro procedere secondo le regole, guardarsi dentro non è esercizio fattibile da tutti, si può rimanere invischiati in un’autoanalisi che può scardinare i comportamenti più liberi, disinibiti (libertini è un termine troppo intellettuale, elegante); queste cose non ci sono più, c’è solo l’ostentazione dell’avere e quindi di poter fare, mettere in atto qualsiasi cosa.
L’uso del verbo alla terza persona emerge nella cronaca della mesta cerimonia; la voce narrante sostituisce il protagonista. E’ il preludio della tragedia: mimesis catartica di una vita.

Agosto 2013
                                                                  Emanuela   Prudenziato



 comunicato stampa:
ESTREMA PROTESTA
di Vincenzo Baratella
una storia vera camuffata da romanzo


presentazione libro



Sabato 19 ottobre 2013 alle ore 18,00 nella “Sala Celio”, gentilmente concessa dalla Provincia di Rovigo, in Via Ricchieri Celio, 8, la Prof.ssa Emanuela Prudenziato presenta il libro di Vincenzo Baratella, ESTREMA PROTESTA.

L’autore, come anticipa Prudenziato nella prefazione al libro, riflette sulle vicende odierne recuperando le esperienze, anche dolorose, del secolo trascorso. La società, storicamente a noi più vicina, viene analizzata attraverso le sue  aspettative, i suoi sacrifici, valori, insegnamenti traditi dal razionale cinismo del presente.

ESTREMA PROTESTA è una storia vera e attuale. Sacrifici di una famiglia artigiana nell’ascesa al benessere. Le commesse non pagate dalla pubblica amministrazione, i debiti, la mortificazione economico-psicologica inducono al tragico epilogo.



lunedì 21 maggio 2012

Presentazione saggio di Vincenzo Baratella

 
 PRUDENZIATO dott. PIERGIORGIO
neuropsichiatra e psicoterapeuta
presenta il saggio del prof. Vincenzo Baratella
"La fatina per Pinocchio c'è sempre"
il
9 MAGGIO 2012, ore 18
PRESSO LA "SALA CELIO" DELLA PROVINCIA DI ROVIGO
in via Ricchieri Celio,

Ore 18     Saluto dell'Assessore Dr. Gulmini della Provincia di Rovigo
ore 18,15 Apertura incontro Prudenziato prof.ssa Emanuela
               
Il libro è stato dedicato a me per la paziente supervisione delle bozze, per l’appoggio morale, l’incoraggiamento nei confronti di un lavoro non certamente semplice in quanto  l’ obiettivo non  era   narrare  una  storia,  ma far  riflettere  sulla  storia  utilizzando  le vicende, l’ immagine simbolica di  un   burattino – bambino, protagonista della fiaba  di Collodi. Solitamente le fiabe sono contenuti per  bambini, lettura notturna, per tranquillizzare ed insegnare valori, principi di comportamento e convivenza civile, ma in realtà l’opera  collodiana analogamente a quella  di Lewis Caroll  si rivolge ai genitori, agli adulti perché  recepiscano  il messaggio profondo ed impegnativo dell’onere educativo in modo “naturale” , “leggero“ e ancora   per esprimere concetti, riflessioni sul tempo contingente attraverso un linguaggio criptato (come dice l’autore) per sottolineare la perpetuazione del negativo nel passato e  in molti casi  anche nel presente.

ore 18,30 Prefazione del Dott. Piergiorgio Prudenziato

PREFAZIONE
Per comprendere il libro di Vincenzo, consiglio di adoperare uno strumento che 
trasforma la visione delle cose: è una lente bifocale: da vicino ingrandisce, da
lontano rimpicciolisce e capovolge. Occorre molto allenamento perchè lo
sfocamento fa rischiare strabismo e confusione. E' il metodo adoperato nel
libro usando come lente il testo di Pinocchio. Da vicino ingrandisce la storia
evolutiva di ogni bambino, allontanandolo un po' vede Pinocchio come
testimonianza del cambiamento sociale della fine '800; allontanandolo ancora di
più capovolge il testo nelle possibili analogie con l'attualità, cosa questa
che può confondere la vista. E' un libro che parla di magie trasformative,
di cambiamenti che devono avere una direzione, un senso altrimenti portano a risultati contrari e capovolti. Le regole da seguire sono quelle ottiche del vedere: come vedo me,come vedo gli altri, come sono visto dagli altri. Così ogni comportamento e anche ogni semplice idea (Videa)
può essere vista in tante maniere: la mia
(intenzionale), la mia reale adattata alla mia realtà, quella degli altri.
Diventa un liber alchemicus, un manuale con metodo e regole propri. Il tema che
lo percorre è quello del ruolo dell'educatore-formatore, come colui che dà una
forma buona, magari migliore. Mentre si legge si intravede la domanda sul
senso del lavoro dell'insegnante: ma come devono diventare i miei allievi? Come
li vedo io, come sono veramente o come si vedono loro? Se sono asini difficile
che si avveri la magia del capovolgimento; se sono burattini potrei farli
funzionare io, se sono bambini non devo fare niente: crescono da soli. Dopo la
lettura resta la domanda: "Ma Pinocchio e' la storia di un burattino o di un
bambino?"
In sottofondo si può vedere anche un'altra domanda secondo le regole ottiche:
Sono come mi vedo o come l'altro mi vede?
Non rinunciando all'uso di questa lente magica lasciamo la domanda in sospeso.
Tanto già c'è sempre una fatina. Si comprende allora che rappresenta il fondamento della legge ottica quello del veder chiaro: introduce la differenza, la diversità, l'altro. Ci conforta che non siamo burattini tutti uguali e ci indica l'uso della libertà strumento questo molto difficile che bisogna imparare ad usare. Quando scompare l'incanto dei burattini tutti uguali, Pinocchio deve crescere e sapere di crescere. E
allora quando termina l'educazione? E questo è il secondo fuoco della lente in
cui la visione si capovolge.
Dr. Piergiorgio Prudenziato

ore 19      Commenti all'opera da parte dell'Autore prof. Vincenzo Baratella
ore 20      Interventi del pubblico e chiusura.









































































domenica 8 aprile 2012

VINCENZO BARATELLA, La fatina per Pinocchio c'è sempre



Il libro:

VINCENZO  BARATELLA

LA FATINA
PER PINOCCHIO
C’E’ SEMPRE
Copertina: Pinocchio e Lucignolo
Per Pinocchio la fatina c’è sempre è un saggio  critico sulla società, politica e cultura della seconda metà 800, partendo dalla scrupolosa analisi delle pagine di Collodi. Non manca lo stretto rapporto psicologico tra fiaba e realtà; tra finzione e concreta ricaduta nella contingente verità odierna.


Vincenzo Baratella, laureato a Padova, vive a Rovigo, insegna lettere in una scuola pubblica ed è curatore critico dello Studio Arte Mosè. Ha presentato numerosi Poeti e Artisti. Ha redatto  cataloghi d’arte; significativi: Mosè, amore, arte in terra e Toni Zarpellon, una sofferta evoluzione creativa. Tra le altre pubblicazioni sono da ricordare: Scuola, La più grande eredità, Memoria di Fulberto; ricostruzione questa delle vicende che ebbero per protagonista il canonico di Parigi, Eloisa ed il filosofo Abelardo.
Sul Web emergono contenuti e aspetti stilistici dell’Autore:
studioartemose.blogspot.com     e
studioartemosegallery.blogspot.com

Per informazioni ulteriori sul libro contattare e-mail:
Nessuna parte del libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro senza l’autorizzazione scritta dell’Autore.

©  Copyright Vincenzo Baratella
Via Fiume, 18 – 45100 Rovigo
©  Copyright 2012.  Studio Arte Mosè











mercoledì 4 aprile 2012

PINOCCHIO ILLUSTRATO



 
Carlo Collodi





Le avventure di Pinocchio











La fiaba di Carlo Collodi è illustrata con 40 tavole.  
Per editori interessati contattare  e-mail: vstudioartemose@yahoo.com



esempio capitoli

      
            III.      Geppetto, tornato a casa, comincia subito a fabbricarsi il burattino
e gli mette il nome di Pinocchio. Prime monellerie del burattino.
 
         
           Continua l'illustrazione dell'opera di Collodi. Editore interessato contatti:
            X.      I burattini riconoscono il loro fratello Pinocchio, e gli fanno
una grandissima festa; ma sul piú bello, esce fuori il burattinaio Mangiafoco,
e Pinocchio corre il pericolo di fare una brutta fine.

 XIIII. L’osteria del «Gambero Rosso».

XVII.      Pinocchio mangia lo zucchero, ma non vuol purgarsi:
però quando vede i becchini che vengono a portarlo via, allora si purga.
Poi dice una bugia e per gastigo gli cresce il naso.

XX.      Liberato dalla prigione, si avvia per tornare a casa della Fata;
ma lungo la strada trova un serpente orribile, e poi rimane preso alla tagliuola.

XXVIII.    Pinocchio corre pericolo di esser fritto in padella, come un pesce.

XXXIV.      Pinocchio, gettato in mare, è mangiato dai pesci
e ritorna ad essere un burattino come prima:
ma mentre nuota per salvarsi, è ingojato dal terribile Pesce-cane.



 Studio Arte Mosè. Via Fiume, 18. ROVIGO - Italy